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FORMULA 1, ORA C’E’ ANCHE RAIKKONEN

Alonso, per ora desaparecido
Alonso, per ora desaparecido

Le massime espressioni motoristiche (formula 1 e MotoGP) stanno vivendo una fase di rimescolamento carte, una chance in più di spettacolo che sta creando maggior interesse. Nella massima formula automobilistica la supremazia Mercedes si è affievolita pur esprimendo un Hamilton al vertice che potrebbe strada facendo illudere le speranze della Ferrari e dei ferraristi. La casa di Maranello, pur partita in scioltezza, senza proclami, sta godendosi con il suo intero staff il momento piacevole del ritorno al vertice. Tutti noi speriamo almeno in un confronto a quattro tra le due coppie di piloti Mercedes-Ferrari, ora che anche Raikkonen ha dimostrato con il secondo posto del Bahrein di non essere da meno dei suoi tre rivali. Solo la sfortuna lo ha privato in apertura di campionato di punti pesanti, ma ha tutto il tempo di reintrodursi nella top four della classifica a stretto contatto con Rosberg e Vettel, che hanno ora più di venti punti di vantaggio, e con Hamilton già a +51 da Kimi. In attesa di Barcellona, che aprirà il 10 maggio la stagione europea, ci si sta preparando per migliorare competitività e affidabilità. Da questo punto di vista non stanno bene Red Bull, McLaren, Toro Rosso e Marussia. E’ triste vedere Fernando Alonso ancora ancorato a 0 punti, pur con i primi timidi segnali d’affidabilità e di progresso. Pur con rinnovato interesse e la variabilità delle classifiche, il buon numero di sorpassi e tutto quel che si vuole, ci permettiamo di criticare le nuove regole tecniche con la power unit, i gettoni di step tecnici, gli alettoni mobili, l’obbligo di due mescole in gara, il parco chiuso dopo le prove e tutte le astruse norme che stanno dando sì in parte spettacolo, ma che allontanano lo spettatore dalla comprensione delle corse di F.1 che dovrebbero esprimere valori tecnici e di guida più chiari e non calcoli su calcoli sia ai box che al volante. Oltretutto restiamo in attesa di un nostro pilota al via, ma va detto che non è più sufficiente nemmeno vincere in GP2.

Giuseppe Saluzzi

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